A.I. Artisanal Intelligence | A.I. THE ARTIST’S TABLE
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THE ARTIST’S TABLE

 

 

 

 

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 24- 26 Gennaio 2018 

Basement Roma 

Via Nicola Ricciotti, 4 

A cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de’Navasques 

Il tavolo dell’artista e dell’artigiano é il luogo dove si allestisce la realizzazione di un’opera. E’ operatorio come quello di un chirurgo. E’ scientifico perché ogni attrezzo ha un ruolo per intervenire sulla materia. E’ il palcoscenico dove va in scena la realizzazione manuale. 

La 16esima edizione di A.I. Artisanal Intelligence sceglie il tavolo, come simbolo, per riportare l’attenzione sull’atto del fare e su quella precisa attività che genera il mestiere. 

Fare un abito o fare un tessuto, costruire e restaurare, curare… sono atti precisi che identificano ruoli e identità, come quelli delle schede elencate nell’Encyclopedié o Dizionario ragionato delle Arti e dei Mestieri di Diderot e d’Alembert, non a caso considerato come importante esposizione degli ideali dell’Illuminismo. La stessa volontà anima questo progetto che vuole riportare all’Empirismo illuminista, per cui la nostra conoscenza deriva dall’esperienza dei sensi. 

Una idea celebrata in mostra dall’artista turco Ali Kazma con due video, esposti grazie alla Galleria Francesca Minini di Milano, “Christal” e “Calligraphy” che esprimono due forme del fare come espressione della volontà umana di oltrepassare il tempo, di lasciare segni come strumenti da condividere, la scrittura o un prezioso oggetto di vetro. 

Gli ambienti di Basement Roma, che ospita il progetto, si divideranno tra le funzioni di galleria e laboratorio: con un calendario diviso in tre giorni accoglieremo il pubblico intorno ad un tavolo insieme ad un “maestro” a fare cose, a usare le mani come strumenti, a comprendere tempi e modi in una dinamica concreta senza sterili celebrazioni. Toccare per sapere, per ristabilire un rapporto ora pregiudicato dalla conoscenza per immagini, prodotte in una tale quantità da assorbire tutta la memoria necessaria a riflettere, così come assorbono tutta la memoria dei nostri smartphone. 

Nel momento in cui le mani elaboreranno, genereranno una esperienza propria grazie all’eliminazione della memoria, di quello che Henri Bergson chiama “il punto di intersezione fra spirito e materia: il ricordo”. 

Al tavolo il primo giorno Andrea Anastasio, il secondo giorno Paolo di Landro, il terzo giorno Livia Crispolti e le Sorelle Antonini. 

Andrea Anastasio é il maestro della ceramica, dopo gli studi in filosofia, intraprende un percorso culturale che lo porta a collaborare a progetti di catalogazione dell’architettura islamica in India, ricerche sull’innovazione delle tecniche artigianali tradizionali, collaborazioni con studi di architettura, case editrici e musei. Affascinato dallo studio delle poetiche dell’arte concettuale e delle sue potenziali convergenze con l’industrial design, disegna mobili e oggetti per aziende italiane protagoniste della scena internazionale. La sua ricerca è incentrata sulla manipolazione di oggetti, beni di consumo e materiali domestici, per generare contaminazioni di linguaggi e significati. 

Paolo di Landro crea l’Officina Sartoriale intitolata “Il riscatto del capo” ricreando una sua pratica che mette in atto il recupero dell’esistente, da prima che lo facessero i grandi colossi della moda globale: raccoglie, ricicla e rielabora capi talvolta poveri, altre volte no, ma già vissuti, anche fuori moda. Una sfida a giocare anche con il brutto elogiandone le virtù, ricavando cose raffinate da capi di pessimo gusto. Una pratica di “tecnologia povera” (come la definisce Andrea Branzi) che influenza la cultura della produzione e distribuzione di un’altra Haute Couture. 

Livia Crispolti é la maestra del filo e del tessuto. Designer tessile formatasi a Como, a Firenze e al Textile Museum di Washington DC Usa. Dal 1996 scrive di cultura tessile, ambito in cui opera sia progettualmente che sul piano didattico e curatoriale. Il suo marchio “Livia Crispolti tessuto a mano” crea tessuti su telai manuali in pezzi unici e piccole serie. Fino al 2014 ha curato lo spazio espositivo Vetrine Ripetta 130/133 dell’Archivio Crispolti Arte Contemporanea Roma dove ha indagato le contaminazioni tra cultura tessile e arti visive 

Le Sorelle Antonini daranno un saluto alle scene della couture in questa edizione visto che il loro storico negozio chiude, nonostante esistano da 120 anni e siano l’unica bottega storica specializzata nella tecnica del Pieghettato Artigianale. La storia della moda e quella del cinema perdono un mestiere prezioso capace, una tecnica unica per creare abiti e costumi di scena, ma anche per restaurare e riparare i tessuti. C’é una immagine famosissima che rappresenta le Sorelle Antonini é l’abito bianco che vola a ruota indossato da Marilyn Monroe, fatto grazie alla loro capacità di costruire una plissettatura geometrica che cambiava sulle forme del corpo. Una tecnica che é stata preziosa per le Sorelle Fontana, Valentino, Sarli, Gattinoni ma anche per altre dive come Greta Garbo. S-piegheranno un procedimento e trasferiranno una conoscenza di una tecnica che con loro scomparirà. 

ALI KAZMA 

Galleria Francesca Minini, Milano 

I due video di Ali Kazma sono parte della serie Resistance esposta per la prima volta al padiglione turco della 55esima Biennale di Venezia. Sono parte di un racconto visivo sullo sforzo degli esseri umani di assicurarsi la continuità, il controllo e il benessere del corpo grazie alla pratica della esecuzione di un lavoro, alla creazione di un prodotto finale che può essere materiale o performativo. Crystal é stato girato in Francia, in una vetreria fondata nel 1584 che produce raffinati oggetti di lusso in un materiale fragile che esalta la necessità di controllo dei gesti. La coordinazione fra operai e artigiani ricorda una coreografia e la telecamera di Kazma riproduce la magica capacità dell’uomo di dare forma alle cose. Calligraphy riprende la mano di un calligrafo che si muove lentamente su un foglio bianco lasciando segni permanenti che sono estensioni del suo stesso braccio. 

BASEMENT ROMA è un’organizzazione senza scopo di lucro e uno spazio espositivo autosufficiente gestito da CURA dedicato alla sperimentazione, discussione e produzione di progetti espositivi, presentazioni, conferenze e iniziative editoriali in collaborazione con artisti, curatori, attori indipendenti e istituzionali. Si trova, sin dalla sua istituzione nel 2012, nel seminterrato nascosto della redazione della rivista nel cuore del quartiere Prati a Roma. 

Si ringrazia l’Accademia di Costume e di Moda che ha reso possibile un allestimento “vero” del laboratorio.