A.I. Artisanal Intelligence | A.I. PROVE TECNICHE DI TRASMISSIONE|LUGLIO 2017
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A.I. PROVE TECNICHE DI TRASMISSIONE|LUGLIO 2017

ABOUT THIS PROJECT

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A.I. PROVE TECNICHE DI TRASMISSIONE

A.I. Artisanal Intelligence
6 – 9 Luglio 2017

Guido Reni District

Via Guido Reni, 7
A cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques

Un ambiente aperto ma stratificato che celebra la necessità di continuare a provare, a reinventare scene e costumi per ridare significato al quotidiano e trasmettere altri segnali.

Le Prove Tecniche di Trasmissione erano un programma sperimentale che, agli inizi degli anni ‘70, mandava in onda immagini studiate per provare gli effetti cromatici della nuova tv a colori. Oggi è anche il titolo della 14esima edizione di A.I. Artisanal Intelligence che, per la prima volta, promuove non solo il lavoro di giovani fashion designer e artigiani, ma anche di costumisti che si sono formati a Roma.

In collaborazione con l’Accademia di Costume & Moda, che nasce a Roma più di 50 anni fa creando la prima formazione che non divide moda e costume, con due famose Sartorie Teatrali, la Sartoria Farani di Luigi Piccolo e the One, e con Pompei per le scarpe, A.I. propone un percorso che attraversa la dimensione di separazione fra prova e trasmissione.

L’allestimento mette in discussione un concetto, comunemente accettato, di cronologia e definizione del bello in quello che è finito: la prova non è più un passaggio, ma è uno stato di perfezione perché ancora legata allo studio, alla sperimentazione, all’infinito. È anche lo spazio dove moda e costume si confondono in una dinamica creativa tipicamente romana.

Tutto sarà concepito come un luogo fluido, dove la prova rappresenta la scelta temporanea e non definitiva, dove la trasmissione è lo schermo ideale in cui avviene la verifica di un progetto da mostrare agli altri.

L’opera dell’artista Isabella Ducrot apre il percorso espositivo che attraversa le fasi di preparazione, dallo studio puro sull’abito dell’artista ai tavoli di lavoro dei designer. Seguono i costumi di Farani dell’ultimo bianco e nero e del primo colore dei balletti della RAI, per arrivare al risultato finale dei costumi di Gianluca Falaschi: “L’Italiana in Algeri” e “Ciro in Babilonia”, vincitore del premio Abbiati per i costumi, realizzati dalle sartorie Farani e the One per il Rossini Opera Festival. Le scarpe di Pompei per questi lavori rappresentano il punto di contatto tra abito e costume, anticipano tendenza e trend contemporanei.

La moda diventa lo strumento che celebra l’importanza del tempo, dell’esecuzione, dell’esercizio con il lavoro di sette brand italiani e tre stranieri selezionati per le loro caratteristiche che uniscono la visione alla concretezza della capacità di realizzazione. Per gli accessori sono state selezionate tre storie di artigianalità e design molto diverse tra loro: Wali Mohammed Barrech, Trakatan e Roberto Scarantino. Raccontano invece sperimentazioni e reinvenzioni del concetto di sartorialità Marie Louise Vogt, Bav Tailor, Fase Factory, Alisée Yin Chen, Apnoea, Giuseppe Buccinnà e Asciari.

Roma è la città teatro per eccellenza, ma è anche il luogo dove la moda e il costume camminano sulle stesse dinamiche creative: l’invenzione, fusa alla dimensione artigianale, è la stessa per le sartorie di moda e di costume che collaborano da sempre.

Il percorso della mostra si muove simultaneamente sui concetti di prova e trasmissione intesa come rappresentazione, sostenendo la teoria che l’abito è anche un costume di scena ed è uno dei più potenti mezzi di comunicazione.

ARTISTA:
ISABELLA DUCROT

Il lavoro di Isabella Ducrot è una perfetta sintesi del messaggio che A.I. sta cercando di trasmettere da anni: il valore della rielaborazione e rilettura degli archivi, la ricerca tessile e artigianale, il rapporto tra la moda e l’arte con un fine ultimo di trasmissione di saperi. Nasce così la selezione dei lavori dell’artista scelta per segnare, simbolicamente, l’entrata nella scena della mostra. Le carte dipinte della serie “Abiti” e un grande fondale teatrale del 2016 per l’opera “Hanjo” di Marcello Panni chiamano subito a riflettere sull’idea di “non finito”, di opera aperta, di qualcosa che è poeticamente perfetto nella sua indefinizione e prova. La struttura tessile, la trama, la leggerezza di certe fibre, offrono all’artista infinite possibilità di sperimentazioni sulla pittura in un osmosi tra spazio e segno. E’ una pittura impalpabile e aerea, che viaggia sulla tridimensionalità

del tessuto attraverso sfumature di emozioni e ricordi. Il suo lavoro nasce da una grande collezione di tessuti antichi, provenienti principalmente dall’Oriente, che Isabella ha raccolto in tanti viaggi tra in Cina, India, Turchia e Asia centrale. Smembrati e analizzati, i tessuti vengono poi ricomposti in una nuova forma artistica che non conosce confine tra diverse materie e trame. La passione per cultura orientale, in particolare quella indiana, offre a Isabella la libertà di movimento tra le diverse arti, dalla moda alla pittura, senza bisogno di categorie e confini.

Isabella Ducrot ha esposto le sue opere in diverse gallerie e musei tra Roma, Napoli, Milano, Parigi, Berlino, New York, Delhi.

Ha lavorato anche per il teatro realizzando fondali per palcoscenico, per concerti e balletti come la Filarmonica di Roma, Balletto del Sud di Lecce, Teatro Palladium.

COSTUMISTA:
GIANLUCA FALASCHI

Figura di spicco nella nuova generazione dei costumisti, Gianluca Falaschi si è formato a Roma all’Accademia di Costume & Moda: è stato scelto perché quanto mai attuale in un momento in cui lo stile di moda e costume si contaminano senza limiti. Il suo lavoro è colto e si basa sull’attenzione alla realizzazione delle cose in stretta collaborazione con gli artigiani delle sartorie e degli accessori. Ha lavorato con alcuni dei più apprezzati registi della scena contemporanea contribuendo al successo di spettacoli internazionali. I due lavori in mostra sono stati scelti proprio per descrivere le capacità artistiche e artigianali di Falaschi che chiude il percorso con un lavoro “finito” ma non reale, abiti concepiti per recitare una parte. Alla fine la visione diventa reale nell’altro teatro, opposto e uguale a quello di Isabella Ducrot. Nelle due opere di Gianluca Falaschi con i richiami alla moda dei primi del ‘900, del bianco e nero di Beardsley, dei mantelli di Poiret e quelli colorati del mix sull’eco degli anni ‘70, si ritrova la sintesi, cucita, del concetto di prova e trasmissione.

DESIGNER:
MARIE LOUISE VOGT

Nasce a Herford in Germania, si laurea presso la University of Apllied Sciences di Amburgo. Un lavoro fatto di continua ricerca e sperimentazione sulle tecniche artigianali, con una sua estetica che si esprime attraverso lussuose e variopinte lavorazioni all’uncinetto. Silhouette nuove definite da una forte attenzione a materiali e colori. La collezione SOFT EDGES è caratterizzata da top lavorati a mano, corsetti, pullover e gonne in rafia di viscosa, filati lurex e lana, principalmente utilizzando i colori neri, bianco, argento, rosso, azzurro e rosa chiaro.
BAV TAILOR

Nata a Londra, di origini indiane, nomade nello spirito. L’educazione e i viaggi della sua famiglia l’hanno condotta a vivere in diversi continenti entrando in contatto con varie culture e religioni e donandole un’innata sensibilità nei confronti dell’umanità intera. Bav Tailor lancia l’omonimo brand di abbigliamento di lusso sostenibile progettato per la prossima generazione eticamente consapevole. Una fusione dei migliori materiali certificati naturali e riciclati, silhouette geometriche ispirate al design, all’architettura e alle filosofie orientali. Il brand BAV TAILOR è caratterizzato da una fattura 100% Made in Italy e dall’eco-sostenibilità, due tratti distintivi del suo ethos.
WALI MOHAMMED BARRECH

Nato e cresciuto a Karachi, in Pakistan, Wali si trasferisce in Germania all’età di 14 anni. Dopo la laurea e un master nel 2012, presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa, fonda, a Copenaghen nel 2013, l’omonimo brand di abbigliamento e accessori Wali Mohammed Barrech. La WMB FRAMESERIES è una composizione di ricordi, modelli e riferimenti materializzati in forma di borse: il viaggio e lo spostamento si leggono come segni grafici sulla collezione, sottolineando un mood tanto artistico quanto pratico e funzionale. La caratteristica che si ripete in ogni collezione di WMB evidenzia un mix forte tra la passione per le tecniche artigianali più tradizionali e la sperimentazione di nuove forme: ogni borsa è il risultato di un incontro studiato tra lussuose pelli e materiali tecnici raramente utilizzati come la schiuma e plastica.
FASE FACTORY

Un nome che vuole celebrare il valore delle fasi di lavoro di un capo moda: un abito è infatti strettamente legato al suo luogo di nascita e alla filiera produttiva che è scandita da fasi. Una linea street-casual portatrice della innovazione d’avanguardia tecnologica del Made in Italy. Un nuovo brand ideato, progettato e prodotto da La Rocca, azienda italiana specializzata nello sportswear di lusso e Flavia Grazioli, designer emergente del settore. Un’unione fra la formazione tecnica presso il Politecnico, ispirata dalla moda e cultura giapponese, della giovane designer e l’esperienza di una azienda di grande tradizione manifatturiera e specialistica: una storia nuova basata sulla conoscenza di tecniche di lavorazione e tessuti e sulla visione contemporanea dello stile.
ALYSÉE YIN CHEN

Il tempo e la sua dimensione vengono celebrati da forme scolpite, morbide e sottili, pensate per muoversi, decostruite e ri-contestualizzate, per dimostrare l’importanza del cambiamento. Un design guidato da un percorso psicologico che trova nella natura e nelle continue trasformazioni organiche che avvengono in ogni attimo in tutto il mondo, il modello. Nata a Taipei, Taiwan, Alysée ora lavora a Figeac, in Francia, creando un pret-à-porter sofisticato e capace di dare nuova forma alla femminilità.
APNOEA

“Here and there

his brown skin hung in strips

like ancient wallpaper,

and its pattern of darker brown

was like wallpaper”

Con questi versi di Elizabeth Bishop tratti dalla poesia “The Fish”, nasce la SS18 Apnoea. Apnoea è una sospensione, un incontro tra materiali innovativi e lavorazioni artigianali prettamente Made in Italy. Apnoea è un nuovo modo di concepire la nostra seconda pelle. Un lavoro di squadra, unico nel panorama individualista del settore, dove più teste giovani, ma con esperienza, hanno creato un brand nuovo, colto e di avanguardia. Un design minimal che lavora sulla forma per accostare in modo alternativo i tessuti, che sono gabardine, popeline, organze e crepe de chine, ma anche il PVC, scelto come materiale rappresentativo del mood Apnoea.
GIUSEPPE BUCCINNA’

Fashion designer di base a Milano, grazie alla laurea in Ingegneria Civile presso il Politecnico e al diploma in modellistica presso l’Istituto Secoli, Giuseppe crea combinando elementi strettamente tecnici con forme armoniose di ampi volumi. La ricerca si concentra sullo studio della luce assorbita e riflessa dai singoli tessuti, lavorati come sovrapposizione di strati. Un eterno ritorno a forme asimmetriche tipiche della natura umana, accompagnate dalle cromie ispirate alle opere di Nicola Samorì e Alberto Burri. Sete morbide modellate con drappeggi e sfumature che ritornano al nero, il colore del buio, elemento onirico che dà forma all’armonia di tutta la collezione.
ASCIARI

Asciari nasce con l’intento di creare uno stile essenziale ed atemporale, fondandosi su canoni estetici e culturali bel precisi. Un’eredità di valori ben radicata nei fondatori: due fratelli e la loro madre. Federica, Pietro e Marta, immersi nelle suggestioni estetiche, creative e culturali della Sicilia, sostengono che equilibrio e buon gusto insito nelle cose ben fatte, siano i fondamenti di atto, artistico come artigianale. Dal siciliano arcaico “ritrovarsi, ricercare, creare un incontro”, Asciari si fa portavoce di un’essenzialità e di una purezza estetica che si svela attraverso materiali di alta qualità ed una particolare attenzione ai dettagli di sagome geometriche e minimaliste che prendono forma grazie a tessuti naturali e ad una sapiente manifattura sartoriale italiana.

TRAKATAN

Trakatan è un modo di essere, una filosofia che con la tecnica di realizzazione artigianale, il design e la qualità della materia vuole ridare valore al lavoro manuale dell’uomo. Il tempo, anche per loro, garantisce l’esecuzione unica di un percorso creativo che parte da un’idea ma si muove in un percorso imprevedibile legato alla continua verifica: ogni borsa viene trattata come una scultura che nasce da segno e diventa forma. Il design aggiunge al manufatto creativo caratteristiche di versatilità che lo rendono unico e indefinibile. Ogni pezzo è personalizzabile e dona a chi la indossa il potere di completare un processo che raggiunge l’armonia estetica con la condivisione.

ROBERTO SCARANTINO

Volumi sinuosi come nelle architetture di Zaha Hadid per gli accessori di Roberto Scarantino, giovane creativo e artigiano romano, appassionato d’arte e haute couture. Più di 60 ore di lavorazione per ogni pezzo, realizzato rigorosamente a mano, sovrapponendo strisce di tessuto per creare forme avvolgenti e vorticose. Un vero e proprio esercizio meditativo che porta all’esasperazione tecniche di haute couture per creare accessori seducenti e preziosi. Piani spaziali diversi e cerchi concentrici definiscono silhouette in continuo movimento nella rifrazione della luce. Le forme indefinite delle volute suggeriscono un senso di dinamismo, come i petali di un fiore che si sta per schiudere, celebrando quell’attimo di tensione.

 

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A.I.