A.I. Artisanal Intelligence | A.I. Creative Crime | luglio 2015
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A.I. Creative Crime | luglio 2015

 

English version

 

Qualcuno ha detto che la creatività é un crimine perché chi crea esercita una delinquenza artistica, un’inevitabile trasgressione a regole esistenti per lanciare sfide alla vita di ogni giorno.

A.I. Creative Crime inaugura la sezione Altaroma Fashion Hub: racconta le storie di 100 tra artisti, artigiani e designer che hanno partecipato a 10 edizioni di Artisanal Intelligence per AltaRoma, presentandoli come criminali schedati, fotografati e archiviati dopo averli “interrogati”. Ne esce un documento, oltre che una mostra fondamentale per fare un bilancio sul lavoro fatto, sulla situazione di chi oltre che creare deve essere imprenditore di se stesso. Un lavoro di ricerca importante frutto dell’osservazione di un territorio non solo nazionale. La mostra si divide in due spazi contrapposti nello stesso ambiente: l’archivio antologico con l’allestimento di una selezione dei pezzi più significativi e le schede di tutti i partecipanti nei cinque anni di attività del progetto e davanti i nuovi designer presentati nell’edizione di quest’anno e allestiti senza l’ordine che contraddistingue la zona storica. A dividere le due zone simbolicamente una scrivania allestita come in un commissariato e uno schedario aperto con le stesse schede che sono sui muri all’interno.
E’ la storia del progetto di Altaroma che ha lavorato alla individuazione e promozione di nuovi brand, contribuendo alla rigenerazione di un sistema, allargando le zone di ricerca all’arte e al design non solo di moda.
A.I. ha inventato un sistema che é diventato uno degli elementi di uso comune per esprimere un mondo creativo contemporaneo: ha creato il “laboratorio” con gli elementi che consentissero ai nuovi creativi di essere messi nella giusta dimensione di visibilità e crescita. Una sorta di serra climatizzata in modo tale da far spuntare germogli da nuove piante, prepararle per poi continuare il loro sviluppo in altri luoghi come Firenze o Milano.
Affinità elettive che leghino elementi naturali in modo da creare altre forme di vita artistica, collaborazioni fra artisti e designer che portino al restyling e alla nuova vita di elementi della nostra tradizione grazie all’uso “improprio” dei materiali come il tessuto o l’alluminio.
Questa edizione di Luglio vuole fare un bilancio, una verifica con una mostra che elenchi ogni storia incontrata, che faccia il punto sulla loro situazione attuale in modo da creare anche un interessante dato economico sull’evoluzione del processo. Chi ha confermato le proprie capacità, i successi, le collaborazioni, una foto della situazione attuale utile per costruire un vero e proprio laboratorio.
A conferma della vocazione di ricerca di A.I. e della sezione Fashion Hub é fondamentale la collaborazione con la formazione in questa edizione rappresentata dallo IUAV di Venezia e dalla Accademia di Costume e Moda di Roma.
Le nuove storie presentate quest’anno saranno:

I cappelli di Ilariusss

Ilaria Soncini si sipira al mondo del Haute Couture e dal Teatro, dal quale ha assimilato la storia e le strutture studiando la storia del cappello dal 1500 ai giorni nostri, imparando a fondere nel presente arti e dettagli del passato. Nei cappelli di Ilariusss c’è un’impronta surreale, ironica e scenografica. Quando se ne sceglie uno, si è catturati dalla geometrie inusuali, le linee pulite che rivisitano in chiave ironica le forme classiche del cappello. Ogni pezzo viene realizzato a mano, gli interni in seta cuciti a mano, gli donano “regalità”. La modernità e la freschezza dei tagli delle falde dei cappelli Ilariusss, rompono la classica forma rotonda. Lo stile di Ilariusss è il risultato di una mescolanza di tecniche, un perfetto connubio di artigianalità tra presente e passato.

Gli Abiti di Lieke Pansters

Lieke Pansters laureata in fashion design presso ArtEz, dopo diverse esperienze lavorative è alla sua prima collezione. Per questo progetto si è ispirata al lavoro di due artisti del passato: l’architetto, designer e artista poliedrico italiano Carlo Mollino e l’artista suprematista russo Nikolai Suetin. Il punto di partenza della collezione è la ricerca sui tessuti e il lavoro rigorosamente a mano su di essi. Gli abbinamenti, i colori, la semplicità delle linee e un’estetica sempre a cavallo fra l’eleganza, la portabilità e la leggerezza fanno il resto. Si tratta di sei abiti, tutti in organza e velluto, e tutti prodotti artigianalmente in Italia.

Gli accessori di Michele Chiocciolini

Michele Chiocciolini, giovane designer toscano, dopo gli studi in Architettura ha elaborato il suo progetto di accessori, una linea di clutch da uomo diventate oggi il suo punto di forza. Si tratta di clutch in pelle interamente made in Italy, tagliate e cucite a mano da sapienti mani artigiane di uno dei più antichi laboratori fiorentini. Le clutch sono ispirate ad immagini pop che hanno accompagnato da sempre l’immaginario di Michele Chiocciolini, immagini che rimandano agli anni ’80: i graffiti, New York, Madonna, Prince, Keith Haring.

Le camicie di Silvia Bergomi per Nuagy

Silvia Bergomi, nota stylist e consulente di moda per molti magazines e brands internazionali, lancia il suo primo progetto. Dalla sua idea specifica di stile, crea un proprio concept di dress-code, pezzi da indossare in ogni occasioni, stagione dopo stagione. Il risultato è una nuova avventura nel design: NUAGY, uniformi senza età, senza tempo per la vita di ogni giorno. 100% made in Italy.

BB la collezione di gioielli di Luigi Borbone

Fiori, insetti, elementi architettonici, decori staccati da ambienti visionari, assemblati artigianalmente come collage artistici. Gioielli che completano un’immagine che non vuole passare inosservata: grandi, appariscenti ma realizzati in materiale povero bagnato nell’oro. Un altro aspetto della couture e dell’invenzione di una collezione che unisce il lavoro dell’artista e dell’artigiano.

I tessuti di Pierre-Louis Mascia

Pierre-Louis Mascia, illustratore e designer francese, usa la tecnica del collage per creare pattern intricati dalla sorprendente immediatezza grafica che stampa su accessori e capi di abbigliamento. Unisce precisione estrema e morbidezza organica nella stessa cornice, affidandosi a inversioni repentine, paralleli inaspettati e duplicazioni ottiche. Dice di sé: “Mi sento più un disegnatore che un fashion designer. Il mix di pattern diversi, una costante attenzione al colore e l’uso dei materiali definiscono l’identità della mia collezione”. Le composizioni di Pierre-Louis Mascia sono pattern piatti che nascono in 3D e raggiungono la versione finale in un processo di selezione emozionale e intuitiva. Indossati, riacquistano il volume originale. Tutto fornisce ispirazione: accostamenti optical di tessuti vintage e pagine strappate di libri; vecchie carte da parati e capi di abbigliamento; una tenda, un’ombra e forse anche il modo nel quale antichi tomi vengono organizzati sulla libreria.

ph. Andrea Buccella