A.I. Artisanal Intelligence | A.I. Fair 2011
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A.I. Fair 2011

Nata come evoluzione naturale del progetto A.I (Artisanal Intelligence) – già articolato attraverso un blog, un magazine e una serie di eventi dedicati al connubio tra fashion design, artigianato e arte contemporanea – la prima edizione di A.I. Fair è stata un’occasione per conoscere personalmente più di 80 creativi nell’atmosfera informale e spigliata di un “mercato” che in futuro si trasformerà in una vera e propria fiera. Legno, metalli, gioielli, ceramiche… alto artigianato e design autoprodotto, hanno concluso in maniera inedita la settimana di Altaroma Altamoda nel luglio 2011. Due progetti speciali hanno scandito il percorso tra gli espositori: i morbidi camouflage sferruzzati da Alessandra Roveda e le operazioni di recupero e salvataggio del made in italy fatte dai designer di Segno Italiano, che hanno presentato i loro progetti dedicati alla sedia ultraleggera di Chiavari e alle ceramiche d’Este. L’evento è stato articolato in tre diversi momenti e zone del Palazzo dei Congressi: l’esposizione degli artigiani nel Salone della Cultura; la performance Anything else ideata dall’artista Marco Dalbosco in occasione di A.I. Fair nell’ambulacro sinistro e, infine, il party di chiusura con il concerto live degli svedesi Whomadewho.

 

A.I. FAIR SPECIAL PROJECTS

 

Alessandra Roveda – Ritratti d’interni

Le sue creazioni, coloratissime, si riconoscono subito: lei ricopre tutto (ma proprio tutto!) con una fitta trama all’uncinetto. Ha studiato design al Politecnico di Milano, adesso lavora nel mondo del cinema, è una videomaker. Ha imparato l’uncinetto dalla mamma e dalla nonna, che – ormai, lo dice con soddisfazione– ha ampiamente surclassato. All’inizio ricoprire gli oggetti era un po’ un gioco, poi è diventata una sfida: dallo sgabello, alle bottiglie, alla chitarra elettrica, allo skateboard. “Ogni oggetto ha un significato” spiega “E’ come un diario personale” Di ogni oggetto “ricoperto” Alessandra ricorda come è arrivato a lei, oppure come lei è arrivata lui. Di questo mondo allegro e surreale si è innamorata anche Agatha Ruiz de la Prada che l’ha invitata a realizzare una mostra – installazione nelle vetrine del suo store a Milano.

Segno Italiano- La sedia leggera di Chiavari

Segno Italiano è formato da Alberto Nespoli, Domenico Rocca, Paolo Tarulli e Fabio Don. Segno Italiano guarda alla storia del design e del “proto” design italiano, recuperando di volta in volta progetti, prodotti e tecniche di lavorazione strettamente artigianale. Dalla sedia leggera di Chiavari – loro esordio al Salone del Mobile di Milano nel 201 -, alle ceramiche d’Este: è una ricerca d’archivio, un’indagine nei luoghi e tra le persone ancora depositarie di un patrimonio di saperi che rischiano di perdersi, nel tempo. Che cosa fa, allora, Segno Italiano? Riscopre e rilancia, valorizza, cura una campagna di comunicazione, fa conoscere e appassionare le persone. Crea un network, insomma. L’attività si articola anche attraverso un blog, con documenti da sfogliare, immagini, video, eventi: somiglia ad una specie di missione archeologica, ma declinata in chiave contemporanea. Appassionante e preziosa.

A.I. ART

ANYTHING ELSE di Marco Dalbosco

Marco Dalbosco vive e lavora a Londra. Nel 2008 ha partecipato a Manifesta 7, ha esposto negli spazi di 26 cc Arte Contemporanea (Roma), alla London Metropolitan University e alla South London Gallery. Per A.I. Fair ha ideato la performance Anything Else incentrata sui temi dell’immagine, della bellezza, degli stereotipi e della percezione di se stessi. La performance nasce dalla riflessione su i canoni estetici che la moda impone e cerca di smarscherarne stereotipi e falsi miti. Nella moda il vestito diventa un falso sé, proiezione di un’immagine perfetta dove l’errore e la debolezza umana non trovano più spazio, nemmeno nel proprio corpo. La modella, archetipo di un’irraggiungibile icona, si riappropria della sua verità, in contrapposizione stridente con l’abito imposto dalla moda, simbolo di una richiesta sociale collettiva a cui è impossibile sottrarsi. La mano e il suo fare diventano l’unica possibile via d’uscita. Una voce narra le qualità tecniche della cucitrice, oggetto di un lavoro paziente, minuzioso, dove il tempo riscopre le pause del vivere. Punto dopo punto il corpo “entra” nel ritmo del fare, il vestito prende la sua forma. Si ama il corpo, dunque. E lo si veste, anche dei suoi difetti e delle sue imperfezioni.

A.I. PARTY

Exclusive live concert WHOMADEWHO